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  lAsino Blog ufficiale di un 21enne e di ciò che resta di una gloriosa rivista
 
Diario
 










Victor Hugo


"E quelle due anime, tragiche sorelle, spiccarono assieme il volo, l'ombra dell'una confusa alla luce dell'altra."

Da "Novantatrè" di Victor Hugo




Il piu grande compositore di tutti i tempi:
Modest Mousorskij








Willy Brandt


4 marzo 2010

Il mio programma elettorale per le elezioni regionali.

La Regione Lazio è un ente molto importante per l’amministrazione territoriale. Col passare del tempo le regioni hanno assunto un ruolo sempre più fondamentale e le loro competenze si sono sempre di più arricchite e articolate. A maggior ragione questo si sente in una regione fondamentale come il Lazio, che riveste con la sua posizione un ruolo molto importante, da crocevia tra il centro-nord e il sud d’Italia, e che con la presenza di una vastissima area urbana rappresentata dalla città di Roma risulta essere una delle regioni più importanti del nostro paese.

Gran parte del bilancio regionale spetta alla sanità(circa il 70%) e la seconda grande competenza della Regione è rappresentata dalle politiche dello sviluppo e delle attività produttive.

I miei impegni prioritari per questa campagna elettorale saranno diretti a favorire una maggiore partecipazione e comprensione delle giovani generazioni delle vicende che riguardano la nostra comunità regionale. Per un serio cambio di rotta è necessario un nuovo spirito civico, di partecipazione e di interesse verso quello che è il nostro presente e sarà il nostro futuro.

E’ per questo che ho deciso di concentrare il mio programma elettorale, che mi impegnerò ad attuare in caso d’elezione, su tre temi che ritengo fondamentali e di interesse strategico per le giovani generazioni: le politiche giovanili, lo sport, l’ambiente e l’università.


Politiche giovanili: i giovani spesso appaiono, in ogni contesto, come coloro che subiscono scelte -prese dall’alto, da altre persone capaci di determinare il loro futuro nella società. Questo non va bene, è occorre cambiare passo. I giovani devono essere spinti alla partecipazione sociale, che si può esprimere in molteplici modi: dal volontariato, all’impegno sociale sia laico sia cattolico.
La politica è sapere programmare e sviluppare un progetto per il futuro, e in quest’ottica la base di ogni proposta politica non può che essere quella che riguarda i giovani.
Da questo punto di vista il mio impegno consisterà nel:

-creare una forma di bilancio partecipato per quanto riguarda i fondi europei destinati ai giovani della nostra regione. Questi fondi potrebbero essere utilizzati in numerose attività di sostegno alla partecipazione giovanile solo se le dinamiche di bilancio fossero più trasparenti e chiare. Sono una grandissima possibilità, ma spesso se ne ignora l’esistenza.
-Sostenere la proposta, già avanzata da una rete di giovani dirigenti e amministratori locali del Pd, di un contributo economico ai giovani che intendono affittare una casa. Questi fondi potrebbero essere presi dalle spese dell’amministrazione regionale, che spesso utilizza troppi soldi dei contribuenti in stipendi per i consiglieri regionali e in vitalizi. Togliamo da questo capitolo di spesa per finanziare il punto di partenza verso una piena indipendenza dei giovani.


Sport: Il Lazio è uno dei principali esempi di come in uno stesso territorio posso coesistere importanti realtà urbane e estesi territori sia costieri che interni. E’ allora alquanto importante, in un territorio così bello quanto così particolare, favorire la partecipazione sociale delle nuove generazioni. Uno strumento di grande partecipazione giovanile è da sempre lo sport.

-In questi cinque anni sono già stati investiti 44 milioni d’euro, bisogna continuare su questa strada istituendo un vero fondo e con campagna che incoraggino giovani e non a praticare sport. In particolare proporrò di favorire la partecipazione delle giovani generazioni che potranno monitorare e scegliere come utilizzare questi fondi.
-per favorire tutto questo occorre una presenza di giovani rappresentanti del terzo settore all’interno dell’Agenzia regionale per lo sport regionale (Agensport).


Ambiente: Se c’è un tema che riguarda il futuro, e quindi le nuove generazioni, questo tema è l’ambiente: è ormai evidente che oggi come oggi il modello di sviluppo dominante nella nostra società è oramai insostenibile. Per invertire però questa rotta è importante muoversi in qualsiasi ambito, in qualsiasi contesto e in ogni realtà territoriale.
Il Lazio dal punto di vista territoriale rappresenta un grandissimo esempio di “bene ambientale” che va tutelato e difeso. Deve finire la logica secondo cui, una seria politica ambientale, è qualcosa che comporta solo maggiori costi di dubbia efficacia. Una seria politica ambientale anzi può essere l’occasione per una rinascita del nostro territorio che si potrà sentire anche a livello regionale.
Dal punto di vista turistico, grazie al suo paesaggio, il Lazio è la massima prova di come una seria politica ambientale può essere solo un’opportunità per tutti noi. Gran parte dell’arretratezza urbanistica e territoriale di parte della nostra Regione consiste proprio nel fatto che è adeguata e in norma con standard ecologicamente più compatibili e più sostenibili. Non degni della bellezza e della storia che rappresenta.
E’ per questo che mi impegnerò per:

-non lasciare sole le realtà periferiche della città di Roma e della provincia impegnandomi per garantire standard ambientali in grado di ridurre l’inquinamento causato il più delle volte da un’imperfetta politica della mobilità riguardante le periferie.
-tutelare dal punto di vista ambientale le realtà dei nostri splendidi centri storici, a partire da quello della Capitale. La tutela e il decoro ambientale di un centro storico non è solo un’occasione economica di crescita sociale tramite il volano del turismo. Ma anche una responsabilità che i cittadini hanno nei confronti della loro città, della loro storia e della loro tradizione.
-favorire una cultura ambientale e dell’ecologia dinamica che parta proprio dalla freschezza di noi giovani. Da questo punto di vista mi impegnerò, in collaborazione con gli atenei di Roma, a favorire corsi di diritto ambientale (o comunque corsi legati ai temi ambientali nella varie facoltà) in collaborazione con la Regione. Gran parte del lavoro e dell’elaborazione di questo corsi potrebbero essere molto d’aiuto per una politica regionale dell’ambiente. Perché investire sull’ambiente è investire sul futuro. Un investimento che senza dubbio darà i suoi frutti.


Università e formazione: dal punto di vista della formazione l’Università è la più importante competenza della Regione. Viviamo in una realtà che rappresenta un polo universitario di assoluta importanza: la città di Roma, con i suoi tre atenei pubblici, è polo d’attrazione per molto studenti da ogni parte d’Italia. La precedente giunta ha stanziato e utilizzato in parte il fondo da 60 milioni di euro per le borse di studio, e sono stati resi disponibili oltre 650 posti alloggio ed è stata vara l’agenzia degli affitti. A seguito di questa scelta strategia, di puntare sui saperi, dobbiamo impegnarci per:

-aumentare i fondi regionali destinati a università e ricerca. Molti dei fondi tuttora utilizzati non sono fondi regionali e per migliorare i servizi è quanto mai necessario uno sforza maggiore della Regione nel campo dei saperi.
-garantire maggiore trasparenza, con partecipazione diretta degli studenti, all’Agenzia universitaria per gli affitti. Con questa maggiore trasparenza è possibile individuare le falle nel sistema dell’agenzia e rendere più chiaro e alla luce del sole il suo lavoro.
-fare definitiva chiarezza sulle competenze di Laziodisu che ha l’importante compito di attribuire fondi e alloggi. Pur essendo un organismo elettivo spesso non è considerato dagli studenti. E’ invece importante utilizzare questi strumenti elettivi, perché dovrebbero essere al servizio degli studenti come loro mezzo per esprimere partecipazione alla vita accademica.

Questo programma potrà essere ampliato con documenti o proposte da parte degli elettori e di chi vorrà sostenermi."


Livio Ricciardelli


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28 febbraio 2010

Elezioni regionali 2010.

Cinque anni fa, con le regionali 2005, facevo la mia prima campagna elettorale da iscritto agli allora Democratici di Sinistra.
Da ieri è pubblico: sono candidato alle elezioni regionali 2010 nella lista del Partito Democratico nel collegio di Roma e provincia.


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6 febbraio 2010

Troppi affari, Cavaliere.

Da "Il Termometro Politico".
http://www.termometropolitico.it/index.php/19727-troppi-affari-cavaliere.html

Archiviati sia il ddl sul processo breve, approvato al Senato, e quello sul legittimo impedimento, passato in un'infuocata seduta alla Camera, la maggioranza e il governo ora si trovano nella migliore situazione per fronteggiare meno di due mesi di campagna elettorale per le regionali.

Pur mancando ancora il voto di una camera, secondo i big del centrodestra in materia di giustizia (che come ben sappiamo è il tema “cardine” e fondativo di questo schieramento politico) l’iter sarà veloce e non subirà modifiche di particolare rilevanza in seconda lettura.

In attesa di un lodo Alfano-bis "costituzionale" ora Berlusconi ha la garanzia che nei prossimi mesi nessun giudice potrà disturbarlo, anche perché, utilizzando una tecnica ostruzionistica propria solitamente dell’opposizione, la stessa maggioranza ha presentato emendamenti che consentono a premier e ministri di non recarsi in tribunale perché impegnati in sagre di paese o in rodei campagnoli (sembra umorismo, ma è tutto vero). Lo stesso Alfano del resto ha ottenuto un mezzo via libera da parte del Quirinale sul legittimo impedimento: con la modifica del provvedimento avvenuta in aula nella giornata di mercoledì, ora l’impedimento a recarsi presso le aule di giustizia non sarà solo esclusiva del presidente del consiglio ma di tutti i ministri. In questo modo la maggioranza ha evitato un rischio di incostituzionalità che già si era delineato nella sentenza che in ottobre aveva portato la Corte Costituzionale a bocciare il “primo” lodo Alfano, quando ci fu una discussione sul fatto che il presidente del Consiglio fosse primus supra pares e quindi, a differenza degli altri ministri, necessitasse di uno scudo giuridico. In realtà questa argomentazione non teneva conto del fatto il governo è organo collegiale e complesso, e ben dovrebbe saperlo Berlusconi che spesso si lamenta dello scarso potere decisionale, a scapito di quello di coordinamento, che il suo incarico possiede rispetto agli omologhi europei!

Unica garanzia che ha voluto il capo dello Stato, dopo la modifica che appunto estendeva l’impedimento a tutti i membri del governo, è stata l’accantonamento della proposta del senatore Valentino, numero due in tema di giustizia nel Pdl, sulle modifiche al valore giuridico delle deposizioni dei pentiti. Ma a scaricare la proposta del senatore ex finiano era già stato del resto il ministro dell’Interno Maroni (“Questa proposta non uscirà dalla commissione e non sarà mai approvata. Almeno fino a quando sono ministro”) seguito a ruota, con un inquietante distacco di ben 4 ore, dal collega Guardasigilli.

Alcune voci però si levano verso una revisione della legge sui pentiti in seno alla maggioranza. In particolar modo è proprio l’area un tempo aennina ma ora solidale al cento per cento con Berlusconi che si dice possibilista sull’accoglimento e sull’avanzamento legislativo della proposta di Valentino: il capogruppo Gasparri e il vicepresidente del Senato Nania si sono detti in linea di massima d’accordo con la proposta Valentino paventando tra l’altro una certa similitudine con un provvedimento simile presentato nel passato dal centrosinistra (vecchia tattica pdiellina: sull’immunità parlamentare si tenta di salvare la faccia rispolverando la vecchia proposta della senatrice Pd Chiaromonte).

Dunque, a parte le divergenze sulla legge già ribattezzata “salva pentiti”, in materia di giustizia il Pdl “va avanti” (frase usata spesso dall’onnipresente amante del tubo catodico Gasparri, ignaro della fatto che la frase, nella sua vaghezza, nasconde elementi di nullità politica tesa a celare un potenziale quando realistico immobilismo da parte della compagine di centro-destra) e non resta che aspettare altri obbrobri come il nuovo lodo Alfano (che rischia, in quanto legge costituzionale, di non ottenere la maggioranza qualificata necessaria e quindi andare incontro ad un referendum confermativo).

Quindi Berlusconi può dormire a sonni tranquilli? A dir la verità, no.

E non tanto perché l’impegno politico è qualcosa di costante, di totalizzante che spesso può causare insonnia. Ma perché, archiviati all’apparenza i problemi giudiziari, possono sorgere i cari vecchi problemi politici.

In particolar modo il timore del Pdl, nonostante il capo del governo possa ora barcamenarsi da un comizio all’altro in ogni angolo nello stivale schivando le ligie aule di giustizia, ha un solo nome: il sorpasso.

E non si tratta del film di Dino Risi con Vittorio Gassmann e Jean-Louis Trintignant, ma quello che la Lega Nord rischia di realizzare a scapito del Pdl soprattutto in Veneto.

Se ciò avverrà e se la percentuale nazionale della Lega Nord aumenterà rispetto al 10,2% delle scorse europee, la golden share di via Bellerio rischia di squilibrare i vecchi equilibri del governo. E con ripercussioni non solo sul piano delle politiche del “law and order” ma anche sull’azione politica complessiva.

Potremmo quindi assistere, per concludere, ad una Lega che interviene ancor di più, che chiede di decidere ancor di più, e (volendo) che mette i bastoni tra le ruote a Berlusconi ancor di più.

Per quanto Bossi e Berlusconi siano amici, spesso la politica appare su un piano superiore che rischia di compromettere sodalizi storici e vecchie amicizie.

Anche se non dal punto di vista giudiziario i prossimi mesi per Berlusconi saranno complessi e faticosi. E tra l’altro non potrà presentarsi come vittima dell’accanimenti giudiziario visto che non metterà un piede in alcun tribunale per i prossimi mesi. Peccato: è una delle parti che gli riesce meglio.

Di questa situazione ne potrebbe risentire l’equilibrio politico del paese e del governo tutto. Un tema molto caro a Berlusconi che per evitare rischiose frizioni ha ampliato la compagine ministeriale di ben due elementi (con un Bertolaso in arrivo) senza nemmeno consultare il Presidente della Repubblica. Queste frizioni potrebbero riemergere se l’equilibrio cede: Luca Zaia quasi sicuramente sarà presidente del Veneto fra qualche mese e lascerà la poltrona di ministro dell’Agricoltura. C’è quindi un Galan da ricompensare per il passo indietro fatto, un Bondi da sistemare al partito e nel caso un Cota da mettere al posto di Zaia nella sciagurata ipotesi che la Bresso in Piemonte ripeta l’impresa di cinque anni fa.

Ma con una Lega troppo forte non si potrebbe chiedere una risistemazione totale e definitiva?

“Troppi affari, Cavaliere”.


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permalink | inviato da Livio Aznar il 6/2/2010 alle 22:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


26 gennaio 2010

Le conseguenze delle primarie in Puglia

 

Da "Il Termometro Politico".
http://www.termometropolitico.it/index.php/18788-le-conseguenze-delle-primarie-in-puglia.html

Abbiamo avuto modo nelle scorse settimane di trattare sia il tema delle elezioni regionali, e di conseguenza delle candidature alla presidenza delle varie regioni, sia il tema della situazione pugliese che a quanto pare necessitava realmente delle primarie per eliminare le proprie controversie interne e individuare un singolo candidato alla presidenza.

Quello che dunque inizialmente può apparire un test di rilevanza regionale è in realtà una partita molto più ampia sia sul piano delle possibili alleanze a livello nazionale sia per le ripercussioni all’interno delle forza politica che per forza di cosa appare essere la sconfitta di questa elezione: il Partito Democratico.

Tralasciando la figura pur sempre competente e preparata di Francesco Boccia, che già qualcuno chiama il “Mariano Rajoy di Bisceglie” per le due consecutive sconfitte contro il medesimo candidato, è evidente che la copiosa partecipazione alle primarie dell’elettorato ha rivoluzionato e modificato quelli che sono a livello regionale gli equilibri dei partiti: già nel corso delle primarie di coalizione per le regionali del 2005 il favorito appariva Boccia in quanto sostenuto da Ds e Margherita. Ma gli 80.000 elettori votarono e si espressero, con un leggero scarto, a favore del candidato appoggiato da Rifondazione e dalle altre forze della sinistra. Questa volta però il numero dei votanti è quasi triplicato ed il consenso per Vendola è stato molto più elevato.

A dir la verità, che il popolo delle primarie ribalti i pesi elettorali dei singoli partiti non è assolutamente una novità: il meccanismo delle primarie fu utilizzato anche per individuare lo sfidante di Totò Cuffaro alla guida della regione Sicilia nel 2006. Se si fossero sommate le percentuali dei partiti della coalizione, il vincitore sarebbe stato senza dubbio Lettieri, ora passato al Movimento per l’autonomia di Raffaele Lombardo, che era sostenuto dalla Margherita e dall’Udeur. Ma stravinse Rita Borsellino.

Ovviamente ci sono anche i lati negativi di questo “sfasamento”: l’alta percentuale di partecipanti alle ultime primarie del Pd in Calabria non rappresenta per questo partito una posizione di forza in quanto i risultati del Pd calabrese sono ben lontane dall'essere soddisfacenti.

Da questa situazione possiamo sostanzialmente dedurre due conclusioni:

• La prima è che l’antico motto, risalente alla notte dei tempi della politica secondo cui “uno più uno non fa mai due” è assolutamente corretta. La prima dimostrazione eclatante di questo enunciato, nella storia repubblicana nazionale, è quella delle elezioni politiche del 1968 in cui la lista unica Psi-Psdi (che assunse il nome di Psu), primo dei tanti vani tentativi di ricomporre l’unità socialista, fallì miseramente.

È infatti opinione diffusa che, considerando che la somma aritmetica dei voti di due partiti distinti è di per sé statisticamente impossibile, il numero di voti può aumentare rispetto alla somma o diminuire solo in base ad una cosa: la credibilità della proposta politica.

Un esempio più recente è forse quello della lista Uniti nell’Ulivo che si presentò alle europee 2004 e che, secondo i calcoli di chi erroneamente pensava che la somma dei voti dei partiti fosse una questione puramente aritmetica, doveva avere come obiettivo il 35%, una somma che si otteneva tenendo conto dei dati delle politiche 2001: Ds 16,6%, Margherita 14,7%, Sdi 1,1% (metà del 2,2% preso insieme ai Verdi nella lista del Girasole) e infine i Repubblicani Europei a compensare qualche piccola falla nel sistema.

Ovviamente non si giunse a quel 35%: la lista ottenne comunque un buon risultato, ma pur sempre minore di quello che ottenne la lista dell'Ulivo alla Camera nel 2006. Una lista che teoricamente, secondo “i geni dell'aritmetica” avrebbe dovuto prendere ancora meno voti, per via dell'uscita dei socialisti, convolati a nozze coi radicali per la lista della Rosa nel Pugno: mentre allo stesso tempo le liste separate di Ds e Margherita ottenevano al Senato un risultato complessivo ben al di sotto del 30%.

Tutto ciò dovrebbe far capire a una parte dei dirigenti del Pd che non ci si può permettere, come ben ha detto domenica il sindaco di Bari Emiliano, di elaborare strategie politiche a tavolino tenendo conto solo di quella scienza basata sulle percentuali e sui voti alle lista che, in quanto tale, più che scienza rischia di divenire pura alchimia.

• Il secondo aspetto riguarda strettamente il Pd e manifesta come forse molte responsabilità sulla sconfitta di Boccia ricadono proprio sul Pd stesso.

Non soffermerò sul fatto che per settimane molti dirigenti del Partito Democratico hanno cercato di evitare le primarie per convergere su Boccia con l’appoggio dell’Udc (scaricando per forza di cose il governatore uscente), ma su un singolo aspetto della vicenda: abbiamo discusso prima di come il Pd, con la sconfitta del proprio candidato, pur essendo il partito più forte della regione ha avuto la peggio su un candidato formalmente sostenuto da partiti con molti meno voti. Ebbene questo ribaltamento apparente dei rapporti di forza è per certi versi causa del Pd stesso. Infatti, sia il fatto di essere arrivati alle primarie solo il 24 gennaio, sia il fatto di non aver trovato una quadra tra Boccia e Vendola, è in primo luogo dovuto alla necessità di stringere un’alleanza del Pd con l’Udc a livello regionale. Quindi da un certo punto di vista il Pd è stato vincolato, nella propria azione politica, da un’altra forza politica ben più piccola! Possiamo quindi ben dire che, come il principale partito di centrosinistra ha capitolato col proprio candidato di fronte alla scelta degli elettori, esso era capitolato ben prima subendo una forma di ricatto, o comunque un forte condizionamento, da parte di una forza politica che per quando fondamentale nella partita regionale è pur sempre un quinto del Pd in Puglia.

Nonostante la grande partecipazione alla primarie sia di per sé un fatto positivo (capace tra l’altro di rafforzare il candidato di centrosinistra anche dal punto di vista mediatico) e nonostante la quasi sicura decisione dell’Udc di correre da sola, sventando il rischio che Casini potesse passare direttamente ad un appoggio al candidato del centrodestra (Palese), l’esito delle elezioni e l’ampio margine di Vendola sul candidato democratico preoccupa molto a Sant’Andrea delle Fratte.

E può apparire come uno smacco a quelli che dovevano essere i due elementi di punta della segreteria Bersani: il partito “pesante” e le ampie alleanze, compresa quella coi centristi.


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23 gennaio 2010

La lunga marcia comunicativa verso le elezioni regionali.

 

Da "Il Termometro Politico".
http://www.termometropolitico.it/index.php/MyBlog/la-lunga-marcia-comunicativa-verso-le-elezioni-regionali.html

La macchina comunicativa del centrodestra schiera i propri reparti regionali. Anche se tutti sappiamo che quello del 28 e 29 marzo sarà soprattutto un importante test nazionale (come da sempre accade alle elezioni regionali, incluso l’ormai "epico" 12-2 del 2005).

Ma che tutti e due gli schieramenti diano un importante valore a questo test elettorale non è chiaro soltanto guardando la storia delle varie partite regionali, bensì anche da come si sta muovendo in questo periodo la grande macchina comunicativa che in Italia, come sappiamo, “simpatizza” per l’attuale governo, sia per le note vicende legate al più grande network televisivo privato nazionale sia per l’ormai anacronistico sistema dello spoil system del sistema radio-televisivo nazionale che avvantaggia sempre (e ribadisco sempre) il governo in carica.

Due elementi possono aiutare a comprendere l’aria che si respira attorno all’attesa del voto ed a capire al meglio come si organizzerà la campagna elettorale dei partiti e dei vari candidati.

1. In primo luogo è molto utile notare come il sistema mediatico si sta occupando del rebus candidature. Senza dubbio per molti giornali l’argomento è qualcosa di molto ghiotto, che consente di riempire pagine e pagine con dietrologie, presunti incontri di vertice, accordi, accordicchi e, perché no, probabili futuri scenari per il livello nazionale (da questo punto di vista è degna di lode, almeno in quanto teoria esplicitata, la definizione del “Corollario alla dottrina di D’Alema” secondo cui la Puglia deve diventare il laboratorio per il nuovo centro-sinistra, col trattino, nazionale). Ma la discussione oggettiva sulle dinamiche interne agli schieramenti spesso risente di questa sovra-esposizione mediatica: i telegiornali si occupano delle beghe interne al centrosinistra specialmente legate al caso Puglia (che però si dovrebbe avviare verso una soluzione grazie alle sacrosante primarie previste per il 24 gennaio) dipingendo il quadro di un centrosinistra diviso e di un Partito Democratico che secondo i media rifiuta, quando sarebbero necessarie, l’opzione delle primarie, mentre, un attimo dopo aver scelto di convocarle, appare come un partito che utilizza proprio questo strumento in quanto incapace di prendere una decisione chiara.

La Puglia appunto. I media nazionali si interessano, sempre a proposito di questa regione, molto meno a ciò che sta accadendo nell’altro schieramento. È verissimo che dalle primarie pugliesi dipende anche il posizionamento dell’Udc, e ciò rende le beghe del Pd ben più interessanti, ma è anche vero che spesso si tace di fronte alla paralisi del centrodestra.

Chi sarà il candidato del Pdl alla presidenza della Regione Puglia? Alcuni sostengono tal Palese, altri Distaso. Sembra tramontata la candidatura dell’ex magistrato Dambruoso, mentre l’ex governatore Fitto svolge ancora un ruolo da “king-maker” mettendo veti sulla Poli Bortone (leader del movimento “Io Sud”) paventando un “rischio” candidatura del sottosegretario Alfredo Mantovano, con ripercussioni su governo, sottogoverno e Santanchè varie.

Possiamo quindi ben dire che in Puglia la discussione interna al centrodestra è più caotica e anarchica di quella del centrosinistra. Ed anche più "elitaria".

Stessa cosa accade un po’ nelle altre regioni: se escludiamo il caso del Lazio, dove lo stallo del Pd è stato superato solo grazie alla candidatura esterna ed autorevole di Emma Bonino, e che vede Renata Polverini candidata da dicembre per il Pdl, nel resto d’Italia la situazione non è rosea per centrodestra.

In Toscana ancora non conosciamo l’uomo che avrà il coraggio di sfidare l’assessore regionale alla sanità Enrico Rossi. Se in Umbria il Pd risulta avere problemi procedurali e statutari, a destra non emerge una reale alternativa (eppure il voto europeo del 2009 ha dato una certa responsabilità al Pdl in questa regione); nella Marche il candidato Spacca si bea di un accordo già siglato con l’Udc e di una lista per il consiglio regionale del Pd già pronta e limata dall’esperto segretario regionale Palmiro Ucchielli mentre nel centrodestra il candidato non esiste.

Per non parlare poi di Piemonte e Veneto, le due regioni “spettanti” alla Lega Nord: i portavoce del federalismo italiano hanno candidato, senza alcuna consultazione col territorio, un ministro e un capogruppo alla Camera dei Deputati. Due nomi tra l’altro sui cui si è giunti ad un accordo nelle solite cene di Arcore del lunedì sera. Se questo è federalismo.

2. In secondo luogo è sintomatica una recente affermazione del ministro Roberto Calderoli in merito alle elezioni regionali “Non potremo mai schierarci con chi candida comunisti ed abortisti”.

Da questa affermazione emerge quella è che la quintessenza della propaganda berlusconiana: semplificare fino all’osso i termini della contesa e dipingere un nemico immaginario (questo è l’unico paese al mondo che parla ancora di minaccia comunista mentre la disoccupazione si appresta ad arrivare al 10% e la borsa risente ancora della crisi economica e finanziaria). L’avversario è dunque, anche a livello più pacificamente regionale, un probabile pericolo per la società e per la “moralità dei costumi”. È come se, dall’altra parte, si dicesse che non si possono consegnare Piemonte e Veneto a chi pratica matrimoni celtici.

Sarà quindi una campagna elettorale dura. Non solo per il clima che si respira in Italia. Ma soprattutto perché il centrodestra ha capito e preso consapevolezza dell’importanza di questo test elettorale. E quando il premier comprende che “a lui conviene non perdere queste elezioni” beh, allora ci si può aspettare di tutto.


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