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Diario
 










Victor Hugo


"E quelle due anime, tragiche sorelle, spiccarono assieme il volo, l'ombra dell'una confusa alla luce dell'altra."

Da "Novantatrè" di Victor Hugo




Il piu grande compositore di tutti i tempi:
Modest Mousorskij








Willy Brandt


3 maggio 2010

Inizia la resa dei conti dentro il Pdl (ovvero: I dolori del giovane Bocchino).

 

Da "Il Termometro Politico".
http://www.termometropolitico.it/index.php/20605-inizia-la-resa-dei-contri-dentro-il-pdl-ovvero-i-dolori-del-giovane-bocchino.html

La figura di Italo Bocchino è senza dubbio una figura che suscita una profonda simpatia. Non solo per gli studi partenopei e per i trascorsi presso quella scuola che ebbe in Pinuccio Tatarella principale esponente, dalla quale trapelava una sincera passione politica se non, come direbbe Gennaro Malgieri riferito ad Almirante, “un’etica del parlamentarismo”.

Ma suscita simpatia specialmente per una questione (no, non mi riferisco al fatto che fosse candidato contro Bassolino alle regionali del 2005, con gli esiti prevedibili che tutti voi sapete e con quella rara perla che fu la sua lettera a “Il Mattino” in cui si denunciavano i rapporti tra Bassolino e gli Khmer Rossi): è un ragazzo che si da da fare.

Da vice-capogruppo del Pdl alla Camera non esita a differenziarsi (non nel senso “rotondiano” del termine, per il quale si rimanda ad una sterminata esegesi e storiografia) e non esita a promuovere numerose iniziative interne al suo partito.

Passata agli onori della cronaca l’esperienza fondativa di “Generazione Italia”, fantomatico gruppo interno, che nella tempistica già anticipava tempi bui e nefasti per Sua Emittenza e archiviati nel solco dell’abitudine i plausi alle iniziative di Campi e Sofia Ventura su Fare Futuro, il buon Bocchino prima della sua barbara epurazione aveva avuto modo di far nascere un bimestrale dall’impegnato nome “Conservatori contemporanei” che, sede in via Giosuè Carducci a parte, è passata nel silenzio più assoluto.

Il giovane Bocchino dunque è stato al centro in questi giorni di un qualcosa che rischia di divenire abitudine, se non prassi, all’interno del partito di maggioranza: dopo aver scritto una lettera di dimissioni chiedendo analogo gesto al suo capogruppo Cicchitto, ha annunciato di volersi candidare lui stesso alla carica di Presidente dei deputati del Pdl.

Perché mai questo gesto? La risposta è abbastanza semplice e anche comprensibile.

Essendo Bocchino “il più finiano dei finiani” (Copyright di Danienal Santanchè, neo-sottosegretaria del potentissimo ministero per l’attuazione del programma) egli si è sempre sforzato di sancire definitivamente la nascita di una vera e propria corrente di minoranza all’interno del Pdl.

Un progetto che sul piano sostanziale è stato pienamente realizzato da Gianfranco Fini che alla direzione del Pdl ha avuto uno scontro politico e dialettico notevole col Presidente del Consiglio. Sul piano formale però l’idea finiana è da considerarsi fallita. O almeno parzialmente fallita.

Questo perché la stessa direzione del Pdl ha approvato un documento in cui si ricordava che se i cittadini avevano deciso denominare quel soggetto politico “Popolo della Libertà” e non “Partito della Libertà” non era per l’inquietante omonimia con la forza politica che fu di Joerg Haider, ma perché chiedeva un superamento stesso delle vecchie concezioni partitiche. Insomma, come direbbe Maurizio Lupi: una nuova politica.

Da qui l’assoluta impossibilità di costituire minoranze o correnti interne al Pdl. Il parziale fallimento è dovuto sostanzialmente al fatto che si è avuto modo di registrare una forma di dissenso col voto contrario di 11 (o 13, non entro nella bega) membri della direzione che, facendo tutti parte della mitica categoria dei “finiani”, hanno avuto modo di esporre la fine dell’unanimismo pidiellino.

Resta il fatto che per la direzione nazionale del Pdl non esiste alcun gruppo o minoranze interna.

Ed ecco qui che spunta il coniglio dal cilindro di Bocchino, capace di immolarsi pur di far trionfare gli ideali di quella “destra moderna, repubblicana, capace di tutelare la coesione nazionale”: si voti il capogruppo dei deputati, io mi candidato così se perdo si sancisce il fatto che alcuni deputati stanno con me, nella mia stessa area.

Il disegno appariva lodevole, soprattutto ai piani alti di Montecitorio. Ma le cose non sono andate bene per il “Conservatore contemporaneo”: in primo luogo infatti il Pdl ha subito fatto capire che le dimissioni del vice non portano necessariamente al decadimento del capogruppo dei deputati. Insomma, il “simul, simul” in questo caso non vale (vale per il sistema elettorale regionale però…detto “Tatarellum”!). In secondo luogo il sottosegretario al ministero dell’Ambiente Roberto Menia (triestino coraggioso, ex missino capace di criticare la fusione a freddo con cui nacque il Pdl) ha avuto uno screzio con Bocchino ed ha annunciato la sua candidatura per la medesima carica.

In terzo luogo, dopo che il gruppo del Pdl si era espresso contro la rielezione dei capogruppo, lo stesso Bocchino è stato praticamente rimosso dall’incarico per ordini dall’alto.

E’ stato lo stesso ex vice-capogruppo ad aver dichiarato che, a seguito della sfuriata presso il programma di Paragone, Berlusconi ha sostanzialmente chiesto la sua testa minacciandolo addirittura, udite udite, d’infilzarlo.

Da qui poi le dichiarazioni di Fini che, coerente con la parte, ha difeso Bocchino “cacciato via senza ragione”.

Tra la Lega che spinge per i decreti attuativi sul federalismo fiscale (11 da concludere entro il 21 maggio 2011) e una minoranza che lotta per essere tale, Berlusconi si trova sempre più costretto a prendere decisioni da Politburo e già ha minacciato di non rivotare presidenti di commissioni di stretto rito finiano (la Bongiorno, Silvano Moffa e Mario Baldassarri).

Che poi sono le decisioni che più gli aggradano e che più gli si confanno. Considerando che ha invitato l’amico Vladimir Putin all’università del pensiero liberale.

Purtroppo nel ruolo di docente.


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permalink | inviato da Livio Aznar il 3/5/2010 alle 10:38 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


6 febbraio 2010

Troppi affari, Cavaliere.

Da "Il Termometro Politico".
http://www.termometropolitico.it/index.php/19727-troppi-affari-cavaliere.html

Archiviati sia il ddl sul processo breve, approvato al Senato, e quello sul legittimo impedimento, passato in un'infuocata seduta alla Camera, la maggioranza e il governo ora si trovano nella migliore situazione per fronteggiare meno di due mesi di campagna elettorale per le regionali.

Pur mancando ancora il voto di una camera, secondo i big del centrodestra in materia di giustizia (che come ben sappiamo è il tema “cardine” e fondativo di questo schieramento politico) l’iter sarà veloce e non subirà modifiche di particolare rilevanza in seconda lettura.

In attesa di un lodo Alfano-bis "costituzionale" ora Berlusconi ha la garanzia che nei prossimi mesi nessun giudice potrà disturbarlo, anche perché, utilizzando una tecnica ostruzionistica propria solitamente dell’opposizione, la stessa maggioranza ha presentato emendamenti che consentono a premier e ministri di non recarsi in tribunale perché impegnati in sagre di paese o in rodei campagnoli (sembra umorismo, ma è tutto vero). Lo stesso Alfano del resto ha ottenuto un mezzo via libera da parte del Quirinale sul legittimo impedimento: con la modifica del provvedimento avvenuta in aula nella giornata di mercoledì, ora l’impedimento a recarsi presso le aule di giustizia non sarà solo esclusiva del presidente del consiglio ma di tutti i ministri. In questo modo la maggioranza ha evitato un rischio di incostituzionalità che già si era delineato nella sentenza che in ottobre aveva portato la Corte Costituzionale a bocciare il “primo” lodo Alfano, quando ci fu una discussione sul fatto che il presidente del Consiglio fosse primus supra pares e quindi, a differenza degli altri ministri, necessitasse di uno scudo giuridico. In realtà questa argomentazione non teneva conto del fatto il governo è organo collegiale e complesso, e ben dovrebbe saperlo Berlusconi che spesso si lamenta dello scarso potere decisionale, a scapito di quello di coordinamento, che il suo incarico possiede rispetto agli omologhi europei!

Unica garanzia che ha voluto il capo dello Stato, dopo la modifica che appunto estendeva l’impedimento a tutti i membri del governo, è stata l’accantonamento della proposta del senatore Valentino, numero due in tema di giustizia nel Pdl, sulle modifiche al valore giuridico delle deposizioni dei pentiti. Ma a scaricare la proposta del senatore ex finiano era già stato del resto il ministro dell’Interno Maroni (“Questa proposta non uscirà dalla commissione e non sarà mai approvata. Almeno fino a quando sono ministro”) seguito a ruota, con un inquietante distacco di ben 4 ore, dal collega Guardasigilli.

Alcune voci però si levano verso una revisione della legge sui pentiti in seno alla maggioranza. In particolar modo è proprio l’area un tempo aennina ma ora solidale al cento per cento con Berlusconi che si dice possibilista sull’accoglimento e sull’avanzamento legislativo della proposta di Valentino: il capogruppo Gasparri e il vicepresidente del Senato Nania si sono detti in linea di massima d’accordo con la proposta Valentino paventando tra l’altro una certa similitudine con un provvedimento simile presentato nel passato dal centrosinistra (vecchia tattica pdiellina: sull’immunità parlamentare si tenta di salvare la faccia rispolverando la vecchia proposta della senatrice Pd Chiaromonte).

Dunque, a parte le divergenze sulla legge già ribattezzata “salva pentiti”, in materia di giustizia il Pdl “va avanti” (frase usata spesso dall’onnipresente amante del tubo catodico Gasparri, ignaro della fatto che la frase, nella sua vaghezza, nasconde elementi di nullità politica tesa a celare un potenziale quando realistico immobilismo da parte della compagine di centro-destra) e non resta che aspettare altri obbrobri come il nuovo lodo Alfano (che rischia, in quanto legge costituzionale, di non ottenere la maggioranza qualificata necessaria e quindi andare incontro ad un referendum confermativo).

Quindi Berlusconi può dormire a sonni tranquilli? A dir la verità, no.

E non tanto perché l’impegno politico è qualcosa di costante, di totalizzante che spesso può causare insonnia. Ma perché, archiviati all’apparenza i problemi giudiziari, possono sorgere i cari vecchi problemi politici.

In particolar modo il timore del Pdl, nonostante il capo del governo possa ora barcamenarsi da un comizio all’altro in ogni angolo nello stivale schivando le ligie aule di giustizia, ha un solo nome: il sorpasso.

E non si tratta del film di Dino Risi con Vittorio Gassmann e Jean-Louis Trintignant, ma quello che la Lega Nord rischia di realizzare a scapito del Pdl soprattutto in Veneto.

Se ciò avverrà e se la percentuale nazionale della Lega Nord aumenterà rispetto al 10,2% delle scorse europee, la golden share di via Bellerio rischia di squilibrare i vecchi equilibri del governo. E con ripercussioni non solo sul piano delle politiche del “law and order” ma anche sull’azione politica complessiva.

Potremmo quindi assistere, per concludere, ad una Lega che interviene ancor di più, che chiede di decidere ancor di più, e (volendo) che mette i bastoni tra le ruote a Berlusconi ancor di più.

Per quanto Bossi e Berlusconi siano amici, spesso la politica appare su un piano superiore che rischia di compromettere sodalizi storici e vecchie amicizie.

Anche se non dal punto di vista giudiziario i prossimi mesi per Berlusconi saranno complessi e faticosi. E tra l’altro non potrà presentarsi come vittima dell’accanimenti giudiziario visto che non metterà un piede in alcun tribunale per i prossimi mesi. Peccato: è una delle parti che gli riesce meglio.

Di questa situazione ne potrebbe risentire l’equilibrio politico del paese e del governo tutto. Un tema molto caro a Berlusconi che per evitare rischiose frizioni ha ampliato la compagine ministeriale di ben due elementi (con un Bertolaso in arrivo) senza nemmeno consultare il Presidente della Repubblica. Queste frizioni potrebbero riemergere se l’equilibrio cede: Luca Zaia quasi sicuramente sarà presidente del Veneto fra qualche mese e lascerà la poltrona di ministro dell’Agricoltura. C’è quindi un Galan da ricompensare per il passo indietro fatto, un Bondi da sistemare al partito e nel caso un Cota da mettere al posto di Zaia nella sciagurata ipotesi che la Bresso in Piemonte ripeta l’impresa di cinque anni fa.

Ma con una Lega troppo forte non si potrebbe chiedere una risistemazione totale e definitiva?

“Troppi affari, Cavaliere”.


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permalink | inviato da Livio Aznar il 6/2/2010 alle 22:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


23 gennaio 2010

La lunga marcia comunicativa verso le elezioni regionali.

 

Da "Il Termometro Politico".
http://www.termometropolitico.it/index.php/MyBlog/la-lunga-marcia-comunicativa-verso-le-elezioni-regionali.html

La macchina comunicativa del centrodestra schiera i propri reparti regionali. Anche se tutti sappiamo che quello del 28 e 29 marzo sarà soprattutto un importante test nazionale (come da sempre accade alle elezioni regionali, incluso l’ormai "epico" 12-2 del 2005).

Ma che tutti e due gli schieramenti diano un importante valore a questo test elettorale non è chiaro soltanto guardando la storia delle varie partite regionali, bensì anche da come si sta muovendo in questo periodo la grande macchina comunicativa che in Italia, come sappiamo, “simpatizza” per l’attuale governo, sia per le note vicende legate al più grande network televisivo privato nazionale sia per l’ormai anacronistico sistema dello spoil system del sistema radio-televisivo nazionale che avvantaggia sempre (e ribadisco sempre) il governo in carica.

Due elementi possono aiutare a comprendere l’aria che si respira attorno all’attesa del voto ed a capire al meglio come si organizzerà la campagna elettorale dei partiti e dei vari candidati.

1. In primo luogo è molto utile notare come il sistema mediatico si sta occupando del rebus candidature. Senza dubbio per molti giornali l’argomento è qualcosa di molto ghiotto, che consente di riempire pagine e pagine con dietrologie, presunti incontri di vertice, accordi, accordicchi e, perché no, probabili futuri scenari per il livello nazionale (da questo punto di vista è degna di lode, almeno in quanto teoria esplicitata, la definizione del “Corollario alla dottrina di D’Alema” secondo cui la Puglia deve diventare il laboratorio per il nuovo centro-sinistra, col trattino, nazionale). Ma la discussione oggettiva sulle dinamiche interne agli schieramenti spesso risente di questa sovra-esposizione mediatica: i telegiornali si occupano delle beghe interne al centrosinistra specialmente legate al caso Puglia (che però si dovrebbe avviare verso una soluzione grazie alle sacrosante primarie previste per il 24 gennaio) dipingendo il quadro di un centrosinistra diviso e di un Partito Democratico che secondo i media rifiuta, quando sarebbero necessarie, l’opzione delle primarie, mentre, un attimo dopo aver scelto di convocarle, appare come un partito che utilizza proprio questo strumento in quanto incapace di prendere una decisione chiara.

La Puglia appunto. I media nazionali si interessano, sempre a proposito di questa regione, molto meno a ciò che sta accadendo nell’altro schieramento. È verissimo che dalle primarie pugliesi dipende anche il posizionamento dell’Udc, e ciò rende le beghe del Pd ben più interessanti, ma è anche vero che spesso si tace di fronte alla paralisi del centrodestra.

Chi sarà il candidato del Pdl alla presidenza della Regione Puglia? Alcuni sostengono tal Palese, altri Distaso. Sembra tramontata la candidatura dell’ex magistrato Dambruoso, mentre l’ex governatore Fitto svolge ancora un ruolo da “king-maker” mettendo veti sulla Poli Bortone (leader del movimento “Io Sud”) paventando un “rischio” candidatura del sottosegretario Alfredo Mantovano, con ripercussioni su governo, sottogoverno e Santanchè varie.

Possiamo quindi ben dire che in Puglia la discussione interna al centrodestra è più caotica e anarchica di quella del centrosinistra. Ed anche più "elitaria".

Stessa cosa accade un po’ nelle altre regioni: se escludiamo il caso del Lazio, dove lo stallo del Pd è stato superato solo grazie alla candidatura esterna ed autorevole di Emma Bonino, e che vede Renata Polverini candidata da dicembre per il Pdl, nel resto d’Italia la situazione non è rosea per centrodestra.

In Toscana ancora non conosciamo l’uomo che avrà il coraggio di sfidare l’assessore regionale alla sanità Enrico Rossi. Se in Umbria il Pd risulta avere problemi procedurali e statutari, a destra non emerge una reale alternativa (eppure il voto europeo del 2009 ha dato una certa responsabilità al Pdl in questa regione); nella Marche il candidato Spacca si bea di un accordo già siglato con l’Udc e di una lista per il consiglio regionale del Pd già pronta e limata dall’esperto segretario regionale Palmiro Ucchielli mentre nel centrodestra il candidato non esiste.

Per non parlare poi di Piemonte e Veneto, le due regioni “spettanti” alla Lega Nord: i portavoce del federalismo italiano hanno candidato, senza alcuna consultazione col territorio, un ministro e un capogruppo alla Camera dei Deputati. Due nomi tra l’altro sui cui si è giunti ad un accordo nelle solite cene di Arcore del lunedì sera. Se questo è federalismo.

2. In secondo luogo è sintomatica una recente affermazione del ministro Roberto Calderoli in merito alle elezioni regionali “Non potremo mai schierarci con chi candida comunisti ed abortisti”.

Da questa affermazione emerge quella è che la quintessenza della propaganda berlusconiana: semplificare fino all’osso i termini della contesa e dipingere un nemico immaginario (questo è l’unico paese al mondo che parla ancora di minaccia comunista mentre la disoccupazione si appresta ad arrivare al 10% e la borsa risente ancora della crisi economica e finanziaria). L’avversario è dunque, anche a livello più pacificamente regionale, un probabile pericolo per la società e per la “moralità dei costumi”. È come se, dall’altra parte, si dicesse che non si possono consegnare Piemonte e Veneto a chi pratica matrimoni celtici.

Sarà quindi una campagna elettorale dura. Non solo per il clima che si respira in Italia. Ma soprattutto perché il centrodestra ha capito e preso consapevolezza dell’importanza di questo test elettorale. E quando il premier comprende che “a lui conviene non perdere queste elezioni” beh, allora ci si può aspettare di tutto.


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8 giugno 2009

L'imprevedibilità che si fa notizia.

Il Pdl perde circa due punti percentuali rispetto alle politiche dello scorso anno.
Il Pd circa sette, ma bisogna considerare che l'anno scorso aveva all'interno delle sue liste i Radicali.
Qualche esponente del centrodestra giustamente afferma "ma perchè quelli del Pd si dichiarano soddisfatti? Perchè non commentano il loro dato negativo".
La risposta all'enigma è alquanto semplice: il dato del Pd è negativo ma era prevedibile.
Il dato del Pdl era imprevedibile, e quasi nessuno se lo aspettava.
La vera notizia di queste europee è che il Pdl non aumenta i propri voti, ma perde due punti percentuali.
E non erano stati esponenti del Pd ha parlare di 43-45%. E nemmeno di 40%.


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5 maggio 2009

Meglio tardi che mai/2.

"Avvenire", che per chi non lo sapesse è il quotidiano della Conferenza Episcopale Italiana, si lamenta del premier e dei suoi modi "poco sobri" e ricorda che prima o poi "arriva il momento del conto per certi comportamenti" evidenziando che "i valori di un leader non sono indifferenti.".
Vale per "Avvenire" la stessa cosa che vale per Berlusconi sul 25 aprile: meglio tardi che mai.


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29 aprile 2009

Mi chiedo.

Mi chiedo: se sei una giovane donna, di bell'aspetto, già abbastanza lanciata nel mondo dello spettacolo e, bene o male, senza antipatie in giro nei tuoi confroni, perchè candidarsi alle elezioni europee tra l'altro per una lista di un politico ora come ora popolare, ma pur sempre dalla fama controversa (addirittura a livello familiare!). Non si rischia di attirare solo inutili antipatie? Non si è molto più "simpatici" nel dare vaghi annunci nelle televisioni Rai o del capo? E non è anche molto meno faticoso?
Devono avere una passione politica mostruosa queste ragazze.
Posso capire come mai Berlusconi candidi certa gente
Non capisco perchè certa gente vuole essere candidata da Berlusconi.


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28 marzo 2009

Sul congresso del Pdl.

Un evento del tutto positivo che accolgo con gioia.
Si formalizza, con la nascita di questo partito, l'indicazione ad arrivare verso un sistema bipartitico, o comunque non coalizionale, che vede due grossi partiti contrapposti per la leadership del paese e ciò non eslcude il fatto che si possano cercare alleanze.
Uniche pecche:
1)spiace che, come sempre, la scenografia, se si esclude il colore, sia sempre quella dei congressi brezneviani del Pcus.
2)spiace che non si sia sentito dal palco, all'inizio del congresso, l'inno europeo...


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21 marzo 2009

Un uomo, un mito.

Pochi intimi conoscono Roberto Menia.
Si tratta del sottosegretario al ministero dell'Ambiente ed è di Alleanza Nazionale.
Oggi, iniziato l'ultimo congresso del suo partito, è intervenuto dal palco.
E' l'unico che ha dichiarato che, pur essendo una cosa positiva un partito unico del centrodestra, forse era meglio elaborare un percorso federativo tra i partiti fondatori.
Un uomo, un mito.
O forse l'unico ragionevole?


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15 marzo 2009

Rigurgiti liberali.

Non mi è mai stata simpatica la tessera numero 2 di Forza Italia.
Ma devo dargli atto di essere una persona coerente, dote rara in questo periodo.
Antonio Martino è stato uno dei principali fautori dell'intervento in Iraq per parte italiana, correva l'anno 2003, e la sua linea in politica estera non sembra essersi discostata col passare del tempo(alla vigilia delle elezioni del 2008 ripropose il dispiegamento delle nostre truppe sempre in Iraq, ma non escludo che fosse una manovra per farsi notare in vista di futuri incarichi governativi poi non arrivati).
Nonostante tutto ieri penso abbia esposto un principio sacrosanto nel corso dell'assemblea dei Riformatori Liberali.
Da buon vecchio membro del Pli (se non ricordo male tra l'altro la sorella era presidentessa del neocostituito Pli) in primo luogo ha esposto il suo dispiacere per il fatto che, col passare del tempo, Forza Italia non è divenuto quel partito liberale di massa che Berlusconi aveva promesso a ad Alfredo Biondi. In secondo luogo ha sottolineato come nel futuro Pdl sarà facile riscontrare molte storie e tradizioni politiche ed economiche ma non quella liberale.
Da qui un attacco al colbertismo tremontiano (per fortuna non contiamo una cippa a livello economico globale...) con attacchi che si sono avvicinati alla critica personale e hanno toccato poi i prevedibili temi etici (la platea era pur sempre "radicale").
Valutando che Antonio Martino è stato l'unico membro del centrodestra ad aver appoggiato con forza e convinzione John McCain nel corso e della sua campagna elettorale, bisogna dare atto della coerenza di questa persona. Anche se, forse, il non ricoprire incarichi di rilievo all'interno dell'esecutivo e degli organi di partito ha influito sulla sua coerente, anche se non condivisa da me, linea politica ed ideologica.
Resta il fatto che in questo caso non emerge solo una certa coerenza. Ma delle preoccupazioni fondate e di buon senso.


4 febbraio 2009

Legge elettorale per Europee.

Una persona come me, che ha detto sì al Pd anche per l'importante semplificazione del quadro politico e partitico, non può che essere contro l'inutile sbarramento dello 0,8% per le elezioni europee. A maggior ragione il mio europeismo mi spinge a ciò ed a contrastare un'idea di parlamento europeo inutile.
I miei dubbi sulla legge appena approvata erano di ordine meramente tattico (quindi non riguarda D'Alema ed altri che, a mio opinione, hanno criticato la legge per attaccare il segretario) ed sono stati ben espressi da Enrico Letta: c'è il rischio che in parte si ripeta il cosidetto "effetto indulto" dove i meriti vanno al centrodestra e i demeriti al centrosinistra, questo a causa di una campagna mediatica contro di noi.
Un recente sondaggio però vede un elevato gradimento per questo ragionevole sbarramento al 4%, quindi il mio ragionamento, come spero, non avrà conseguenze.
Ringrazio Enrico Letta per aver fatto un'analisi non dissimile dalla mia.


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