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  lAsino Blog ufficiale di un 21enne e di ciò che resta di una gloriosa rivista
 
Diario
 










Victor Hugo


"E quelle due anime, tragiche sorelle, spiccarono assieme il volo, l'ombra dell'una confusa alla luce dell'altra."

Da "Novantatrè" di Victor Hugo




Il piu grande compositore di tutti i tempi:
Modest Mousorskij








Willy Brandt


2 aprile 2010

Visioni: La conquista del West (1962).

 


Regia: John Ford, Henry Hathaway e George Marshall.
Interpreti: George Peppard, Debbie Reynolds, James Stewart, Carroll Baker, Gregory Peck.

Dopo molto dedicato alla politica e alla campagna elettorale riesco a distrarmi e a ridedicarmi alle mie amate visioni. Questa volta ho scelto “La conquista del West”, perché è un grande affresco storico su come è nato un grande paese. Vi assicuro che non ho scelto questo film a causa del “vento di destra” che soffia nelle nostre lande.
Il film narra la storia e le vicende della famiglia Prescott attraverso le varie vicende della storia degli Stati Uniti d’America. E per far ciò il film è diviso in cinque parti.
Parte prima: “I laghi”. La famiglia Prescott è composta da padre, madre, due figlie e un figlio dodicenne che partono alla volta dell’Ohio per cercare fortuna. Per spostarsi utilizzano un battello ma poi, per questioni economiche, si costruiscono una zattera che utilizzeranno per la navigazione. Qui la famiglia conosce Linus Rawlings (James Stewart), cacciatore di castori diretto verso Pittsburgh. Linus socializza con la più grande (Eve) delle sorelle Prescott e tra i due nasce un reciproco interessamento. Dopo essersi congedato dalla famiglia Prescott, Linus è tratto in inganno da dei predoni del fiume, che trarranno in inganno pure la famiglia Prescott. Grazie alla sua forza Linus riuscirà a sconfiggere i briganti e le successive sfortune avvenute alla famiglia Prescott lo spingeranno ad accettare il matrimonio con Eve.
Parte seconda: Le Grandi Pianure. Dopo circa diciotto anni l’attenzione si sposta sulla minore delle sorelle Prescott, Lilith (Debbie Reynolds), che fa la ballerina in Louisiana.
Lilith, che probabilmente oltre a fare la ballerina ha praticato quella professione che qualcuno definisce come “la più antica del mondo”, viene a sapere di essere ereditiera di una miniera d’oro in California, posseduta da un suo ex. La ragazza si ingegna per mettersi subito in marcia ed è adocchiata dal giocatore d’azzardo Cleve Van Valen (Gregory Peck), desideroso di essere comproprietario della miniera d’oro e lontano dai suoi creditori. Dopo lunghe avventure e assalti indiani nelle pianure, la miniera si rivelerà un bluff. Ma le strade di Lilith e Cleve saranno unite per sempre.
Parte terza: La Guerra Civile: la guerra civile americana è ormai è alle porte. Linus Rawlings è costretto dunque a lasciare la moglie Eve e i suoi due figli. Nonostante tutto anche il figlio maggiore di Eve, Zeb (George Peppard), è desideroso di arruolarsi nell’esercito dei nordisti. La madre soffre questa situazione ma concede al figlio di partire per la guerra che Zeb capirà essere cosa triste e non avventurosa.
Dopo aver salvato la vita al generale Grant, Zeb viene promosso e torna a casa. Qui viene a sapere che, oltre al padre morto in guerra, la madre stessa affranta dal dolore è morta. Zeb però non intende vivere, come il fratello, pascolando e coltivando: lascia la sua metà del ranch al fratello e parte alla volta dell’Ovest.
Parte quarta: La ferrovia. Zeb si è arruolato in pianta stabile nell’esercito americano e si occupa di gestire le controversie che nascono tra le due compagnie ferroviarie che si contendono il monopolio del trasporto su ferro del paese. Soprattutto Zeb tratta con gli indiani, poco contenti di veder costruiti sui propri terreni ferrovie e villaggi. Per tutto questo Zeb è aiutato da un vecchio amico di suo padre, Jethro Stuart (Henry Fonda), che però ha veramente poca fiducia nel comportamento dei faccendieri della ferrovia.
Le continue violazioni, da parte dei bianchi, degli accordi stipulati con gli indiani spingono Zeb a lasciare l’occupazione per la compagnia ferroviaria. Zeb capisce di avere una vocazione dentro di se: la legalità.
Parte quinta: I fuorilegge: Lilith Prescott è ormai anziana, siamo all’incirca nel 1890, ed è costretto a vendere all’asta gran parte dei beni accumulati negli anni col marito Cleve a San Francisco. Per trascorrere bene la vecchiaia allora decide di andarsene in un piccolo ranch in Arizona decidendo di portare con se il nipote Zeb (che adesso è sceriffo, sposato, con tre figli) per farsi dare una mano.
Zeb, e tutta la famiglia, sono contenti di questo ricongiungimento della famiglia Prescott. Ma la storia rischia di essere guastata per l’arrivo di un vecchio bandito a cui Zeb ha sempre dato la caccia. Il finale vede la vittoria della legalità e della civiltà americana. Un cerchio si chiude, il fuorilegge è sconfitto. Può finalmente nascere un nuovo paese.
Il film è un western propriamente “epico”. E non solo per gli elementi, tipici del western, che sono presenti in questa pellicola (gli indiani, la ferrovia, il bestiame, gli inseguimenti, gli sceriffi ecc…) ma anche perché è un elogio di un’epoca storica che ha visto delineare le basi per un paese destinato ad essere una grande potenza.
Questo non solo lo rende un film, come molti western fordiani, a tratti “di destra”, ma addirittura “documentaristico” se non “propagandistico”: è la vittoria dei buoni sentimenti, sintomatico il finale, e del mito della nuova frontiera americana. Il trionfo dei coloni e dei buoni costumi. Anche se non si inferisce sugli indiani.
Per tutto ciò è stato quindi imbastito un film diretto da ben tre registi: Hathaway dirige la prima, la seconda e la quinta parte dove si apre e si chiude quel percorso circolare rappresentato dalle vicende della famiglia Prescott: iniziato in un’atmosfera primitiva presso un fiume, e finita con un felice ricongiungimento su una carrozza tra le pianure dell’Arizona. In mezzo: la storia di una nazione.
Il terzo capitolo, il più breve, sulla guerra civile è diretto da John Ford ed è considerato dai critici il migliore. Effettivamente è forse l’unico dei cinque dove emerge una determinata scuola registica. Questo non perché non ci siano scene spettacolari negli altri quattro episodi, ma perché in quei pochi minuti diretti da Ford emergono tutti i temi classici, dal punto di vista registico, di John Ford: Zeb che si allontana dal ranch in lontananza, mentre intima al cagnolina di restare a casa, con il sottofondo di “ When Johnny Comes Marching Home Again” ci ricorda John Wayne (presente in una piccolissimo cameo in questa terza parte) nel finale di “Sentieri selvaggi”.
La quarta parte invece è diretta da Marshall e, pur avendo la scena dei bisonti che reputo una delle scene più spettacolari, è forse quella meno entusiasmante.
Oltre a tre registi coi fiocchi il film, per evidenziare l’epicità della pellicola, ha un super cast: oltre a Stewart, Wayne e Peck, spiccano il George Peppard già reso celebre un anno prima da “Colazione da Tiffany” di Edwards, l’Eli Wallach già Calvera nei “Magnifici Sette” di Sturges e Henry Fonda a cui non servono presentazioni. Ho notato nel primo episodio Lee Van Cleef, scoprendo poi che è stato attore non accreditato nel film…c’è veramente tutto il cast leoniano!
Grande Debbie Reynolds, che sarà sempre nei nostri cuori per "Cantando sotto la pioggia".
Il film fu girato, uno dei pochi, in Cinerama e vinse tre oscar (montaggio, sceneggiatura e suono). Da sottolineare la bella colonna sonora che comprende canzoni celebri della tradizione americana e brani struggenti accompagnati a inquadrature sui Canyon.
Un film importante, celebre e forse troppo poco considerato. Nonostante tutto questo. Dà un senso di pienezza. E ci interroga su un tema onnipresente: come avviene e che effetti ha su di noi la “Nascita di una nazione”.


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25 maggio 2008

Visioni: Indiana Jones e il Regno del Teschio di Cristallo (2008).

Locandina Indiana Jones e il Regno del Teschio di Cristallo

Regia: Steven Spielberg.

Interpreti: Harrison Ford, Shian LeBeouf, Cate Blanchett, Karen Allen, Ray Winstone.

 

Finalmente è arrivato ! Il quarto episodio della saga di Indiana Jones è uscito venerdì nelle sale italiane ed io prontamente mi sono recato presso lo storico cinema Barberini in Roma per godermi questo film.

Nevada: 1957. Indiana Jones (Harrison Ford) un pò invecchiato rispetto alle avventure col padre ma sempre molto sveglio, si trova prigioniero di un gruppo di soldati sovietici capitanati dalla perfida Irina Spalko (Cate Blanchett) intenzionati a trovare in una postazione militare statunitense un antico resto simile nelle sembianze ad un extraterrestre. I sovietici trovano ciò che gli serve, anche grazie all’aiuto di Mac (Ray Winstone), amico di Indiana che si è venduto ai sovietici per denaro, ma Indiana Jones riesce a fuggire dopo, ovviamente, essere sfuggito ad una simulazione di un’esplosione militare.

Al ritorno in università scopre che a causa dei suoi rapporti con Mac rischia di dover lasciare la cattedra a causa delle pressioni dell’FBI nell’epoca del maccartismo. Intenzionato a rifarsi una vita in Europa, viene convinto in extremis dal giovane Mutt (Shian LeBeouf) a partire alla volta di un misterioso teschio di cristallo in Sud America dall’enorme potere. Il problema è che questo teschio è anche un obbiettivo dei sovietici ! Avventure e scoperte allucinanti (in tutti i sensi) sono in arrivo.

“Hai qualche frase da dire prima di morire ?”.

“Si…vota Eisenhower !”.

Questa ricciardelliana frase detta da Jones prima di salvarsi dal piombo sovietico di Irina Spalko è una delle tante battute mitiche presenti nel film. Oltre alle battute particolare menzione meritano le citazioni presenti: in primo luogo, nel deposito dove i sovietici cercano i resti dell’alieno, durante una sparatoria si ha modo di vedere l’Arca dell’alleanza…sempre là, dove l’avevamo lasciata nel 1981. Presenti anche citazioni della filmografia spielberghiana: “E.T”. e “Incontri ravvicinati di terzo tipo”. Queste informazioni sono trovabili anche su altri commenti al film su internet, ma il vostro affezionatissimo vuole regalare per voi, solo per voi cari amici lettori del blog, una autentica chicca non notata da nessuno: nel film è presente una chiara citazione al poco noto film di Spielberg “1941: allarme a Hollywood” di cui abbiamo parlato in questo blog nel mese di dicembre 2007: quando Indiana e Mut stanno al bar e Mut scatena la rissa, le dinamiche sono identiche a quelle presenti nella pellicola del 1979. Chi vi avrebbe mai potuto dare un’informazione così !?!

L’ultimo episodio si svolgeva nel 1938, questo nel 1957. 19 esatti, e Indiana Jones appare senza dubbio invecchiato. Nonostante tutto il personaggio interpretato da Harrison Ford risulta sveglio e fresco come il “vecchio” Indy. Ford risulta grandioso anche in questa interpretazione che lo ha messo molto alla prova. Tra l’altro nel film Indiana rincontra la Marion del primo episodio, interpretata da Karen Allen. Il loro incontro è senza dubbio di rara romanticheria:

“Ho conosciuto molte donne, ma tutte avevano un difetto…non erano te”.

La presenza del giovane LeBeouf si fa sentire ed è ben caratterizzata. Dà buona prova di se.

Bravina anche la Blanchett che interpreta un personaggio un tantino ambuguo e stereotipato, con un doppiaggio italiano che a tratti pare ridicolo.
La regia risulta essere magistrale. I primi venti minuti sono perfetti e anche gran parte delle scene d’azione. Solo nel finale si esagera con gli effetti speciali e si rischia di snaturare un’atmosfera che deve trovare un giusto equilibrio con gli altri tre episodi. Stessa cosa per certe scene chiaramente esagerate nell’essere parodiche, e spero volutamente tali.

Medesimo rischio si registra con la fotografia (che infatti è opera di un diverso direttore della fotografia rispetto ai primi tre episodi): troppa luce non è di per se negativa, ma risulta differente rispetto all’atmosfera dell’intera saga.

Due ore di puro genere d’avventura nel solco dei capitoli precedenti. Mai uno sbadiglio. Le trovate ci sono ancora come negli anni ’80, non sembra passati venti anni, ma pochi mesi !

Insomma, sono rimasto fortemente colpito da questo film: dopo quasi vent’anni i rischi erano molti e senza dubbio il film non risulta essere il migliore della saga (forse perché in parte differente). Ma è stata data alla mia generazione la grande occasione di vedere un film di Indiana Jones sul grande scherma, cosa per niente scontata. E per questo non possiamo che gioire, e ringraziare.

Insomma, semplicemente: grazie di esistere


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18 maggio 2008

Visioni: Indiana Jones e l'ultima crociata (1989).


Regia: Steven Spielberg.

Interpreti: Harrison Ford, Sean Connery, Denholm Elliot, Alison Doody, John Rhys-Davies.

Eccoci qui con il terzo film sul noto archeologo. Nella giornata di oggi verrà presentato il quarto episodio della saga al festival di Cannes, che uscirà in Italia il prossimo venerdì. Tra l'altro vorrei ricordare che ho acquistato il poster di questo film (che vedete qua sopra) nell'epico viaggio d'istruzione (o forse di distruzione...) tenuto a Berlino alla fine di aprile e che la seguente pellicola è uscita lo stesso anno del mio concepimento.

Dopo un antefatto, ambientato nel 1912, in cui il piccolo Indiana si appassiona all'archeologia cercando di scappare da alcuni ladri di frodo di opere d'arte, l'azione si risposta a New York dove il dottor Harry Jones (Harrison Ford) viene a sapere da un magnate appassionato di storia dello smarrimento di suo padre, Harry Jones Senior (Sean Connery), archeologo esperto della complicata vicenda della ricerca del Sacro Gral. Jones allora si reca subito a Venezia col fido Marcus Brody (Denholm Elliot), dopo aver ricevuto informazioni sulle ricerche del padre che lo avevano portato lì, dove incontra la dottoressa Schneider (Alison Doody) che ha avuto modo di conoscere lo scomparso genitore di Indy. Qui trovano indizi su dove fu sepolto il Sacro Gral nel periodo delle crociate e vengono a sapere che il padre di Indiana si trova prigioniero in un castello al confine tra Austria e Germania. Di mezzo ci sono i nazisti, intenzionati anche loro ad avere il prezioso oggetto, di conseguenza si prospettano grande vicende avventurose per Indy e suo padre !
L'antefatto del film intende svelare qualche caratteristica del personaggio: da dove nasce l'odio per i serpenti, dove ha preso quella frusta, e perchè ha la fissa del cappello.
Per il resto la vicenda si svolge in numerose località: Venezia, New York, Berlino, Il Cairo ecc... Appunto per questo appare più legato a "I predatori dell'Arca perduta" che a "Indiana Jones e il tempio maledetto" che appare sempre più un episodio abbastanza slegato dalle vicende della saga.
Steven Spielberg e George Lucas omaggiano il film della presenza di Sean Connery, padre di Indiana Jones, e volto di quel mitico 007 che molto li aveva ispirati. I duetti tra Ford e Connery sono fortissimi, come del resto anche le citazioni agli altri episodi della saga.
Dei tre è senza dubbio il film più ironico, con battute e frasi storiche come "Questa dovrebbe stare in un museo !" oppure " Nazisti... Io la odio questa gente" (che del resto è anche un po la mia filosofia di vita).
Una grande avventura senza un attimo di respiro, buona sceneggiatura anche se nel finale si dimostra non perfetta ed alcuni personaggi non sono ben caratterizzati.
Insomma, forse non come "I predatori dell'Arca perduta" nel rivoluzionare un genere cinematografico, ma un ottimo prodotto nel solco di quella tradizione. E un grande divertimento


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11 maggio 2008

Visioni: Indiana Jones e il tempio maledetto (1984).

Locandina Indiana Jones e il tempio maledetto
Regia: Steven Spielberg.
Interpreti: Harrison Ford, Kate Capshaw, Jonathan Ke Quan, Amirsh Puri, Roshan Set.

Dopo "I predatori dell'Arca perduta" eccoci qui con il secondo episodio della quadrilogia di Indiana Jones.
Shangai, 1935. Indiana Jones (Harrison Ford) ha appena svolto un lavoro per un mafioso della zona e si reca preso il locale Club Obi-Wan per riscattare la sua ricompensa. Nonostante tutto il boss gli ha teso una trappola e Indy riesce a salvarsi per miracolo portando con se la cantante del club Willie Scott (Kate Capshaw) e Short Round (Jonathan Ke Quan), un ragazzino che lo aiuta nelle imprese più ardue.
I tre scappano in aereo, ma gli uomini del boss lo guidano e e lo abbandonano coi tre malcapitati dentro e senza benzina. Dopo mille peripezie si salvano e giungono in un villaggio indiano colpito dalla carestia. Un vecchio del luogo gli dice che ciò avviene a causa del furto di una pietra sacra, portata alla reggia del Marajà della zona in quanto si la si crede sacra alla dea Kalì. Jones e suoi tre amici arrivano alla reggia, ma tutti si dicono sorpresi di ciò che Indiana Jones racconta sulla sacra pietra. Ma la reggia nasconde mille misteri se non l'orrore stesso.
Il film è prequel del precedente: mentre "I predatori dell'Arca perduta" si svolge nel 1936, questo si svolge un anno prima. La scena iniziale al Club Obi-Wan (chiaro omaggio alla saga di Guerre Stellari del produttore e autore del soggetto George Lucas) è un evidentemente tratta dai film su James Bond. Ciò lo si può comprendere dalle molte azioni presenti ma anche semplicemente dall'abbigliamento in questa scenadi Harrison Ford.
Sostanzialmente la differenza tra il primo e il secondo consiste nell'ambientazione: mentre il secondo vedeva il protagonista viaggiare per vari luoghi del mondo con diverse ambientazioni sceniche, in questo la vicenda si svolge praticamente solo in India e quasi tutta dentro il tempio.
E forse questo è ciò che manca a questo film, rispetto al capolavoro che lo aveva preceduto.
Harrison Ford continua a dare buona prova di se, Kate Capshaw (futura moglie del regista) interpreta un personaggio agli antipodi della Marion intepretata da Karen Allen nel primo, mentre il tredicenne Ke Quan non brilla ma intepreta bene un personaggio caratteristico. Camei nel film per il produttore Lucas, il regista Spielberg e Dan Aykroyd. Sempre ottime, in quanto le stesse, le musiche di Williams.
Il film spazia nell'horror, pur restando un film d'avventura e qualche scena può anche risultare sgradevole. Forse un po seccante l'eccessivo permanere nell'antro del tempio ove si svolgono sacrifici alla dea Kalì, ma comunque le belle scene d'azione a "mitraglia" (tra cui spicca quella sui carrelli e la parodia della più nota delle scene del primo) e il divertimento per un bel film d'avventura non mancano.
Appunto perchè meno rivoluzionario del primo, questo prequel è in fondo un bel film anche se non all'altezza.


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4 maggio 2008

Visioni: I predatori dell'Arca perduta (1981).

 
Regia: Steven Spielberg.
Interpreti: Harrison Ford, Karen Allen, Paul Freeman, Ronald Lacey, John Rhys-Davies.

In vista dell’attesa uscita del quarto episodio, nelle sale il 23 maggio, ho deciso di rivedermi i tre film della saga del mitico archeologo Indiana Jones.

Il professore Harry Jones detto Indiana (Harrison Ford) è un insegnante di archeologia dell’università di Boston, ma è così innamorato del suo mestiere che spesso si toglie le vesti del suo ruolo per mettersi quelli dell’avventuriero: spesso è a caccia di idoli scomparsi o reliquie rare in giro per il mondo.

Sapendo questo alcuni funzionari dei servizi segreti britannici si affidano a lui dandogli una missione: trovare l’Arca perduta, dove furono messi i resti delle tavole di Mosè, prima che i nazisti la prendano e si impossessino del suo potere.

Indy di conseguenza parte subito per il Nepal dove rincontra la sua ex fidanzata Marion (Karen Allen) che lo affiancherà in questo lungo viaggio che lo vedrà arrivare fino in Egitto dove si scontrerà con i tedeschi e l’archeologo francese collaborazionista Beloq (Paul Freeman), storico nemico di Indiana Jones.

Le credenza ritenute futili e superstiziose da Jones sul potere dell’Arca si dimostrerà erroneo dopo numerose avventure e colpi di scena.

Una prima domanda che può sorgere una volta visionato questo film è: ma come cavolo può venire in mente di girare un film del genere ? Tutta la pellicola infatti risulta essere un omaggio ad una certa cinematografia avventurosa hollywoodiana, oltre che a serie tv in voga negli Stati Uniti negli anni ’30. Bisogna infatti sapere che l’autore del soggetto del film è Gorge Lucas autore della trilogia di Guerre Stellari dove omaggi ad un certo tipo di cinema, che aveva formato una generazione, sono evidentissimi. Il regista Spielberg, qui abilissimo nelle riprese d’azione, è amico di Lucas e figlio della stessa educazione cinofila. Sapendo queste due nozioni si semplifica di molto la comprensione dell’opera.

Ecco perché in fondo il film è dotato di auto-ironia e umorismo, in quanto pieno di citazioni a tratti divertenti. Tra queste scene storiche è giusto menzionare: la scena al Cairo dove un temibile egiziano terrorizza con i movimenti della sua sciabola ma viene liquidato da un indifferente colpo di pistola da Jones; la scena dove Marion in nave per sbaglio sbatte uno specchio girevole sul mento di Jones causando un urlo di dolore che sente il mare intero ma non la stessa Marion in cabina; l'inizio con la quasi insensata ricerca di un idolo in Sud America e la straordinaria lotta sul camion nel deserto dove abbiamo la reale conferma che Indiana Jones è immortale !

Il film vinse 4 oscar (montaggio, effetti speciali, scenografia e effetti sonori) ma fu nominato anche come miglior film e come miglior regia oltre che per la bella e nota colonna sonora di John Williams. Ma indipendentemente dai riconoscimenti, il film ebbe un vastissimo successo di pubblico che lo consacrò come un grande cult, se non immenso capolavoro del cinema d’avventura.

La regia è molto ben curata è la visione a tratti diventa un vero spasso anche se forse il finale, a cui non manca una certa dose di rassegnazione, forse manca di un senso realmente profondo.

Ma obbiettivamente si respira un certo spirito fanciullesco in questo film, un’avventura ben fatta, a tratta assurda e piena di colpi di scena. Molto ben fatta, è appunto per questo non solo per ragazzi.


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26 dicembre 2007

Visioni: Blade Runner (1982)

 

Regia: Ridley Scott.

Interpreti: Harrison Ford, Sean Young, Rutger Hauer, Daryl Hannah, Edward James Olmos.

Prima o poi sarei dovuto passare da qui. Questo infatti è un film che prima o poi bisognava vedere, e quindi eccomi qua a narrare la doverosa visione di uno dei migliori film di fantascienza per il pubblico oltrechè cult movie (ma non starò utilizzando troppo questo termine ?).

In una Los Angeles futuristica del 2019, gli uomini creano replicanti, ovvero robot, per compiere i lavori più duri nelle colonie ultraterrene. Un giorno però quattro replicanti riescono ad atterrare sulla terra, dove sono fuorilegge, e la polizia si appella ad uno dei suoi "blade runner"  Rick Deckart (Harrison Ford) per eliminare questi replicanti che hanno come obbiettivo l'allungamento per via genetica della loro vita, volontariamente programmata per soli 4 anni. Il lavoro da svolgere Deckart sarà normale amministrazione, ma finirà per cambiargli la vita.
Esistono numerose versioni di questo film: la prima che uscì nella sale nel 1982, una director's cut del 1991 e una final cut uscito quest'anno. Il film in parte deve la sua fama alle diverse versioni che hanno diverse caratteristiche che possono rendere la storia ancora più enigmatica ed intepretativa. Il film tratta temi di carattere filosofico, facendo l'occhiolino a tesi di stampo cartesiano come del resto spesso accade quando si parla di robot, ed etici con una discussione molto profonda sulla vita e sulla morte.
Il finale della versione vista da me, quella del 1991 ovvero la seconda, è a mio parere molto dinamica e colpisce lo spettatore, più di quella della prima versione che tra l'altro è stata copia-incollata nel vero senso della parola da "Shining" di Kubrick.
Il film è senza dubbio ben fatto tramite gli effetti speciali. La storia appassiona anche se certe cose effettivamente sono di scarsa comprensione e non completamente azzeccate (può sembrare un paradossi, ma la stessa frase principale de film "ho visto cose che voi umani non potete neanche immaginare..." se ci si pensa bene ha un senso fino ad un certo punto, perchè l'elenco fatto dal replicante delle cose che non si vedranno più una volta morti non sono particolarmente significative nei ricordi di una persona rispetto a stati d'animo che si possono provare come l'amore).
Insomma è un film che come ho detto all'inizio va visto e che alla fine lascia qualcosa di più allo spettatore, e non solo belle immagini. Anche se, da quel che ho capito, in molti si aspettano e si sono aspettati troppo da questa pellicola.


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